
Il cyberbullismo non finisce quando si spegne lo schermo
Aiutare un adolescente che subisce cyberbullismo significa ascoltarlo, proteggerlo e attivare gli adulti e i servizi adeguati. Non basta suggerire di ignorare una chat o di usare meno il telefono. Ciò che accade online può continuare nei corridoi della scuola, nelle amicizie e nel timore che altri abbiano visto un contenuto umiliante.
L’UNICEF descrive il cyberbullismo come bullismo attraverso strumenti digitali, tra cui social, messaggistica e ambienti di gioco. Può includere messaggi offensivi, diffusione di contenuti per umiliare o impersonificazione. Online e offline possono intrecciarsi: l’aggressione non è meno importante perché passa attraverso un dispositivo.
Questo articolo propone indicazioni per orientarsi, rivolte soprattutto a genitori e adulti di riferimento, con spunti anche per i ragazzi. Per il quadro più ampio puoi consultare la tematica Difficoltà adolescenziali. Gli esempi e i dialoghi che seguono sono inventati e non rappresentano casi clinici.
Quando «era solo uno scherzo» non basta
Una foto diventa un meme, una frase viene estratta da una conversazione privata, un profilo falso pubblica messaggi a nome di un compagno. Chi è coinvolto può minimizzare: «Lo fanno tutti», «Stavamo ridendo». Per comprendere la situazione conta osservare che cosa viene fatto alla persona e come viene trattata quando chiede di smettere.
Immaginiamo un gruppo in cui circola un’immagine modificata di Luca. Lui scrive che non vuole essere rappresentato così; qualcuno risponde con altre risate e inoltra l’immagine. La domanda utile per un adulto non è se Luca sappia stare allo scherzo, ma come interrompere la diffusione e proteggerlo dalle ulteriori umiliazioni.
Non ogni disaccordo online è cyberbullismo. Distinguere gli episodi aiuta a scegliere l’intervento, ma non deve diventare un ostacolo alla protezione. Non è necessario aspettare che si ripetano minacce o pubblicazioni gravi per chiedere aiuto. Anche un contenuto isolato può richiedere un intervento tempestivo, indipendentemente dall’etichetta attribuita.
I rischi: vergogna, isolamento e perdita di sicurezza
Tra le possibili conseguenze, l’UNICEF richiama paura, vergogna, perdita di interesse, difficoltà del sonno e disagio fisico. Non tutti reagiscono allo stesso modo e nessuna conseguenza è inevitabile. Raccontare questi rischi serve a prendere sul serio la sofferenza, senza presentare il futuro del ragazzo come già compromesso.
In un esempio quotidiano, Luca potrebbe chiedersi chi abbia visto il contenuto anche quando nessuno ne parla. Un sorriso in corridoio può diventare un dubbio: «Stanno ridendo di me?». Non possiamo sapere che cosa pensi un adolescente soltanto guardandolo; possiamo però offrirgli la possibilità di raccontare che cosa rende difficile entrare in classe o incontrare gli amici.
Una risposta protettiva non consiste nel convincerlo immediatamente che il giudizio altrui non conta. Può partire da una frase più concreta: «Capisco che tornare domani ti preoccupi. Vediamo insieme chi può aiutarti a sentirti al sicuro». Il problema viene riconosciuto e si apre un passo pratico, invece di affidare tutto alla sua capacità di sopportare.
Quali cambiamenti osservare senza fare interrogatori
Le risorse di StopBullying.gov suggeriscono di osservare cambiamenti nell’uso dei dispositivi, reazioni emotive ai messaggi, ritiro sociale e perdita di interesse. Il portale ricorda inoltre che i segnali possono rimandare ad altre difficoltà e che non tutti i ragazzi coinvolti li mostrano.
Può meritare attenzione un insieme di cambiamenti: evita un gruppo che frequentava, appare agitato dopo aver letto la chat, dorme peggio o non vuole andare a scuola. Nessuno di questi elementi dimostra da solo il cyberbullismo. Anche proteggere lo schermo da occhi indiscreti, preso isolatamente, non autorizza a concludere che stia succedendo qualcosa di grave.
Parti da ciò che hai notato: «Negli ultimi giorni, dopo i messaggi della classe, ti vedo preoccupato. C’è qualcosa che vuoi raccontarmi?». Lascia spazio alla risposta. Se dice di no, puoi chiarire che rimani disponibile e tornare sul tema con calma. Se emergono minacce o un rischio concreto, la sicurezza richiede invece un intervento tempestivo.
La prima risposta di un adulto può aprire o chiudere il dialogo
Quando un ragazzo racconta, prova ad ascoltare prima di cercare un colpevole o una soluzione. Le indicazioni di StopBullying.gov sul sostegno ai ragazzi coinvolti invitano a chiarire che subire bullismo non è una colpa. Evita frasi come «Dovevi pensarci prima» o «Perché hai mandato quella foto?» come prima reazione.
Puoi dire: «Hai fatto bene a parlarmene. Quello che ti stanno facendo non va bene. Adesso capiamo come proteggerti». Non significa che ogni scelta digitale sia irrilevante, ma che un errore o una confidenza non autorizzano altri a umiliare. Le regole d’uso e la prevenzione potranno essere discusse senza trasformarle in una giustificazione dell’aggressione.
Chiedi che cosa teme possa accadere dopo il racconto. Potrebbe avere paura di ritorsioni, di essere esposto davanti alla classe o di perdere il telefono. Spiega quali adulti pensi di coinvolgere e perché. Evita promesse di segretezza assoluta: se c’è un rischio, può essere necessario chiedere aiuto anche quando il ragazzo preferirebbe tenere tutto nascosto.
Conservare le informazioni utili senza far circolare il danno
Quando è sicuro farlo, un adulto può aiutare a raccogliere date, nomi dei profili, collegamenti e messaggi pertinenti. Le indicazioni di StopBullying.gov includono la documentazione degli episodi per rendere più chiaro ciò che sta accadendo. Non chiedere al ragazzo di rileggere continuamente i contenuti né di rimanere esposto per accumulare altre prove.
Per messaggi offensivi non sessuali, una schermata può essere utile a ricostruire l’episodio. Conserva soltanto ciò che serve in modo riservato, condividendolo con chi deve intervenire. Inviare tutto nella chat dei genitori o pubblicare un post per denunciare la situazione può aumentare l’esposizione della persona che vuoi proteggere.
Se si tratta di immagini sessuali di minorenni, non scaricarle per raccogliere prove, non crearne ulteriori copie e non inoltrarle. Rivolgiti alla Polizia Postale o alle forze dell’ordine per sapere come procedere. Anche davanti a ricatti o minacce è preferibile chiedere indicazioni competenti, senza organizzare confronti, indagini improvvisate o vendette online.
Bloccare, segnalare e chiedere la rimozione
Gli strumenti della piattaforma possono permettere di segnalare un contenuto, bloccare un profilo e limitare i contatti. Valuta questi passaggi insieme al ragazzo, tenendo conto della sicurezza e delle informazioni già disponibili. Un blocco può ridurre un canale di contatto, ma non garantisce da solo che la condotta si interrompa altrove.
Per l’Italia, il Garante per la protezione dei dati personali indica la possibilità di chiedere la rimozione dei contenuti al titolare del trattamento o al gestore del sito o social. Se la richiesta non viene soddisfatta, è possibile rivolgersi al Garante. La pagina ufficiale mette a disposizione la scheda informativa e il modello per la segnalazione o il reclamo.
Conserva traccia della richiesta e consulta le istruzioni aggiornate dell’Autorità per individuare la procedura applicabile. La segnalazione nella piattaforma, la tutela davanti al Garante e l’intervento delle forze dell’ordine sono percorsi distinti. In presenza di minacce o altri possibili reati, non considerare la rimozione del post come l’unico problema da affrontare.
Coinvolgere la scuola e concordare come verificare gli interventi
Se gli episodi coinvolgono compagni o incidono sulla vita scolastica, informa un docente di fiducia, il referente per bullismo e cyberbullismo o il dirigente. Il fatto che un messaggio sia arrivato la sera non rende irrilevanti le conseguenze del mattino successivo. Porta una descrizione concreta, evitando etichette generiche o accuse diffuse nelle chat.
Un possibile avvio è: «Da alcuni giorni circolano questi contenuti; mio figlio teme di entrare in classe. Vorrei capire come segnalare formalmente e quali misure possiamo concordare». Chiedi chi seguirà la situazione, a chi il ragazzo potrà rivolgersi durante la giornata e quando farete il punto. Sono domande pratiche, non richieste di conoscere informazioni riservate sugli altri studenti.
Evita di ridurre tutto a un incontro in cui i ragazzi devono stringersi la mano. Le indicazioni di StopBullying.gov sottolineano che il bullismo non è un conflitto tra persone con pari potere e pari responsabilità. Un confronto forzato può esporre ulteriormente chi subisce. La protezione e la verifica che gli episodi cessino vengono prima della riconciliazione.
Se sei un compagno: anche chi guarda può fare qualcosa
Un contenuto può circolare perché molte persone lo inoltrano senza averlo creato. Scegliere di non condividerlo e non aggiungere commenti evita di contribuire alla diffusione. Non serve affrontare pubblicamente un gruppo se non ti senti al sicuro: puoi rivolgerti a un adulto di fiducia e spiegare che cosa hai visto.
Puoi anche contattare privatamente il compagno: «Ho visto quello che sta succedendo. Non mi sembra giusto. Se vuoi, posso accompagnarti a parlarne con un insegnante». È una proposta concreta, che lascia spazio alla risposta. Evita di chiedergli di mostrarti tutto per curiosità o di promettere che sistemerai da solo la situazione.
Se temi per la sua sicurezza, coinvolgi subito un adulto anche se ti ha chiesto di non dirlo. Essere un amico non significa assumersi da soli una responsabilità troppo grande. Il tuo compito può essere aiutarlo a raggiungere qualcuno che possa intervenire, continuando a trattarlo come una persona con interessi e qualità, non soltanto come chi ha subito un episodio.
Se scopri che tuo figlio ha partecipato
Può essere difficile accettare che il proprio figlio abbia pubblicato, commentato o inoltrato contenuti per umiliare. Negare subito oppure definirlo una persona irrimediabilmente cattiva rende più difficile affrontare i comportamenti. Chiarisci che devono interrompersi e ricostruisci ciò che è successo, considerando anche la sua partecipazione al gruppo.
«Ho solo inoltrato» non cancella il contributo alla diffusione. Una domanda utile è: «Che cosa pensavi sarebbe successo alla persona che compariva nel contenuto?». Non serve ottenere una risposta perfetta sul momento; serve accompagnare il riconoscimento del danno con azioni concrete e con la collaborazione degli adulti che seguono il caso.
Gli eventuali gesti di riparazione vanno concordati in modo da non esporre ulteriormente chi ha subito. Non pretendere che accetti scuse o incontri. Il sostegno educativo, e quando necessario psicologico, può riguardare anche chi ha agito: comprendere le difficoltà non significa cancellare la responsabilità né lasciare che la condotta continui.
Proteggere senza isolare e seguire ciò che accade nel tempo
Togliere automaticamente ogni accesso digitale può essere vissuto come una conseguenza negativa dell’aver parlato. Il telefono contiene anche amicizie e attività importanti. Eventuali limitazioni possono essere necessarie per la sicurezza, ma vanno spiegate e inserite in un piano più ampio, che non lasci al ragazzo l’onere di sparire dagli spazi in cui è stato attaccato.
Dopo una prima segnalazione, torna a chiedere come vanno le cose. Il contenuto è stato rimosso? Sono comparsi altri profili? La situazione a scuola è cambiata? Concorda momenti di confronto senza controllare continuamente ogni espressione o chiedere resoconti a ogni notifica. Anche una giornata tranquilla deve poter essere vissuta come tale.
Mantieni spazio per interessi, amicizie sicure e attività ordinarie. Puoi chiedere: «Che cosa ti farebbe piacere fare insieme oggi?». Non è una cura da prescrivere né un modo per distrarlo da un problema irrisolto. È un’occasione per ricordare che la sua vita non coincide con quello che altri hanno scritto o condiviso.
Quando chiedere un sostegno psicologico o un aiuto urgente
Se paura, vergogna, isolamento o difficoltà quotidiane persistono, un professionista può aiutare a comprendere il disagio. Anche un genitore può chiedere un primo confronto per orientarsi. Per sintomi fisici o cambiamenti importanti del sonno e della salute è opportuno coinvolgere anche il pediatra o il medico.
Il supporto psicologico affianca le azioni necessarie a fermare la condotta dannosa. Non dovrebbe diventare un modo per chiedere al ragazzo di adattarsi a una situazione che continua a ferirlo. Se emerge un pericolo immediato, una minaccia concreta alla sicurezza o il rischio che qualcuno si faccia del male, coinvolgi subito un adulto responsabile e i servizi di emergenza: chiama il 112. Non attendere la risposta a un modulo di prenotazione.
Per richieste non urgenti, la Dott.ssa Teresa Maria D’Amico, psicologa, può valutare un sostegno appropriato e gli eventuali invii. Modalità, consenso e riservatezza del percorso con un minorenne vengono chiariti prima dell’avvio. Puoi chiedere informazioni gratuitamente; i colloqui professionali sono a pagamento, secondo le tariffe indicate.
Domande frequenti sul cyberbullismo
Come distinguere uno scherzo dal cyberbullismo?
Osserva se il contenuto umilia, minaccia o espone qualcuno contro la sua volontà e che cosa accade quando manifesta disagio. Dire che era uno scherzo non annulla il danno. Anche un singolo contenuto grave merita attenzione: non occorre aspettare altri episodi per chiedere aiuto.
Quali segnali possono far sospettare il cyberbullismo?
Cambiamenti marcati nell’uso del telefono, agitazione dopo i messaggi, isolamento, difficoltà del sonno o rifiuto della scuola possono suggerire di approfondire. Non sono prove e possono avere altre spiegazioni; inoltre alcuni ragazzi non mostrano segnali evidenti. Parti dall’ascolto.
Togliere il telefono risolve il problema?
Non necessariamente: i contenuti possono continuare a circolare e il ragazzo può perdere anche contatti di sostegno. Le eventuali limitazioni vanno concordate e motivate in base alla sicurezza, insieme ad altre azioni di protezione, evitando di trasformare il racconto in una punizione.
È meglio cancellare subito tutti i messaggi?
Prima di cancellare o bloccare, quando è sicuro farlo, conserva con un adulto le informazioni utili sugli episodi: date, profili, collegamenti e messaggi pertinenti. Non diffonderli nelle chat. Per immagini sessuali di minorenni non creare ulteriori copie né inoltri: chiedi indicazioni alla Polizia Postale o alle forze dell’ordine.
La scuola va coinvolta se i messaggi arrivano da casa?
Se sono coinvolti compagni o ci sono conseguenze sulla vita scolastica, è opportuno informare un docente di fiducia, il referente per bullismo e cyberbullismo o il dirigente. Descrivi gli episodi e chiedi come verranno gestiti e monitorati, senza limitarti al luogo in cui è stato inviato il messaggio.
Come si può chiedere la rimozione dei contenuti?
Puoi usare gli strumenti di segnalazione della piattaforma. Per le tutele italiane sul cyberbullismo, il Garante indica la possibilità di chiedere la rimozione al titolare del trattamento o al gestore del sito o social e di rivolgersi all’Autorità se la richiesta non viene soddisfatta. Consulta la sua pagina ufficiale per procedura e modello aggiornati.
Quando serve un sostegno psicologico?
Quando paura, vergogna, isolamento o altre difficoltà fanno soffrire e interferiscono con la vita quotidiana, oppure quando la famiglia non sa come affrontare la situazione. Il sostegno accompagna le misure di protezione: non sostituisce l’intervento sulla condotta dannosa. In caso di pericolo immediato occorrono i servizi di emergenza.
Fonti informative
Contenuto informativo, non sostituisce una valutazione individuale né un parere legale sul singolo caso. Le fotografie sono scene illustrative generate, con personaggi immaginari; non documentano episodi reali. Fonti consultate il 30 ottobre 2026. Le risorse statunitensi sono utilizzate per le indicazioni educative, non per le procedure legali italiane.
- UNICEF – Cyberbullying: What is it and how to stop it
- StopBullying.gov – Prevent Cyberbullying: riconoscere e affrontare gli episodi
- StopBullying.gov – Warning Signs for Bullying: segnali e limiti della loro interpretazione
- StopBullying.gov – Support the Children Involved: sostegno, protezione e responsabilità
- Garante per la protezione dei dati personali – Cyberbullismo: tutele e strumenti di segnalazione